Running Motivator

Iniziare a correre

La storia di Daniela, Running Motivator di Milano (Ovest)

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In realtà ho sempre odiato correre.

Giusto saperlo, perché non sempre tutto è come sembra e le endorfine, poi, cambiano tutto il modo di vedere! Anche se, in realtà, non è solo un problema di endorfine…

Andiamo con ordine.

Sportiva, da sempre; ipercinetica anche a 43 anni; con la voglia di sperimentare e muovermi, sempre. Così 4 anni fa, circa, arrivata a un’età accettabile mia figlia, vengo letteralmente “tirata in mezzo” da una serie di amici e colleghi che mi fanno indossare le scarpe da running. Mi ritrovo al parco di Trenno a fare i miei primi metri (attenzione, non chilometri!) e, in compagnia, con sorrisi e fatica condivisa scopro un mondo che con gli impegni quotidiani avevo scordato.

Non faccio gare o meglio faccio le competizioni amatoriali senza arrivare a toccare il mostro sacro della maratona con i suoi 42 chilometri, ma del movimento e della vita sana – oggi – più che mai, ho fatto il mio stile di vita. Palestra e corsa sono le mie sostanze stupefacenti per combattere stress, arrabbiature, trovare soluzioni ai problemi e, soprattutto, ritrovare me stessa.

Fuori di casa e dall’ufficio, giù dal divano, guardando il cielo, anche nelle giornate più piovose e buie, è sempre possibile trovare il sereno. E quando intorno a te, tutto sembra andare storto, metti su quelle scarpe e inizia a camminare. Tutto inizia così. Il dopo lo deciderai tu.

Se hai voglia di iniziare l’avventura più bella del mondo, quella con te stesso, contattami e ti accompagnerò volentieri verso il tuo primo miglio.

Il dopo è storia che scriverai tu.

Daniela,

Running Motivator di Milano

La Storia di Gianluca, Running Motivator di Milano (est)

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Ho iniziato a correre con un mio amico nel 2012 perché cercavo qualcosa di diverso rispetto a soliti sport, alla palestra.

Ho iniziato correndo tutte le domeniche mattine: mi svegliavo all’alba, non vedendo l’ora di mettermi le scarpe da corsa e di uscire, di scaricare tutto lo stress e le tensioni accumulate durante la settimana. Riunioni, ufficio, appuntamenti… ogni tanto ci sentiamo soffocare e correre mi permetteva anche metaforicamente di respirare.

Ho iniziato per gioco, “ingenuamente”, come un bambino che un bel giorno toglie le rotelle dalla sua bicicletta e impara a pedalare da solo, libero, barcollante, in equilibrio precario. Ma felice. 

E proprio come la bicicletta, una volta che impari non te lo dimentichi più.

Correre è un’attività ancora più semplice che andare in bicicletta, lo imparano subito tutti i bambini, è un gesto innato. Eppure crescendo lo scordiamo, o pensiamo di scordarlo e se proviamo siamo incerti come quel bambino che ha appena tolto le rotelle dalla sua bici per “volare” verso la libertà.

Piano piano, passo dopo passo, ecco che qualcosa di bello sta riaffiorando, quelle sensazioni di felicità che avevo quando correvo “a tutta” con mio papà durante le Stracittadine della mie zone, con l’incoscienza e la voglia di superare i limiti dei ragazzini.

Dopo qualche settimana, passata la sensazione di fatica iniziale, arrivo alla scoperta di tutto un arcobaleno di sensazioni piacevoli, che in qualche modo creano dipendenza perchè mi permettono di arrivare al motivo principale per cui tutti noi corriamo, il benessere.

Passando gli anni e la corsa è entrata in tutti gli angoli della mia vita, diventandone una parte fondamentale. Con i miei amici partecipiamo a molte gare, ci concediamo qualche breve viaggio all’insegna del running e dell’amicizia. La corsa ha quindi per me anche un valore sociale, crea condivisione, gruppo, anche se poi ti ritrovi inevitabilmente solo con te stesso, con i tuoi pensieri, con la tua paura. Paura di non potercela fare, di non arrivare alla fine…

Invece alla fine ci arrivi, piangi, ti emozioni, un’esplosione di felicità assale il tuo corpo e la tua mente, le endorfine prodotte dal tuo cervello ti fanno volare più in alto delle nuvole:  “Ce l’ho fatta, ce l’ho fatta!”

E già stai pensando al prossimo traguardo.

Lentamente, io ci sono riuscito. E se ci sono riuscito io, ce la puoi fare anche tu.

Scrivimi, io ti accompagnerò alla scoperta di questa felicità che a me ha cambiato la vita.

Gianluca,

Running Motivator di Milano zona est

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Come sono diventato un runner – 10 anni dopo, di Giuseppe Tamburino

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Dieci anni dopo, 27 o giù di lì.

Natale.

Freddo e neve, come deve essere il Natale.

Dieci kg in più. Dieci anni di serate in discoteca ad organizzare feste. Dopo la maturità, mio padre mi convoca e mi chiede cosa voglio fare da grande (il medico, l’avvocato…)

Ed io ” Voglio fare le feste in discoteca”.

Le ho fatte. E nei 10 anni successivi ho imparato tante cose, ho conosciuto le ore piccole che diventano grandi, il whisky e Coca Cola, le noccioline, la vita di notte e la malavita. La confusione di vivere, bere e mangiare senza orari. Divertirsi sempre.

La corsa è sparita.

Poi, un giorno, il Natale vicino, mi chiamano due amici, quelli di sempre: “vieni a correre con noi, nella campagna, andiamo piano. Così, per stare insieme e smaltire il panettone.”

A dir la verità mi sento uno schifo, imbolsito, ma non posso dire di no agli amici… Così nel pomeriggio, trotterello nella neve, negli sterrati dove ci sono solo le nostre impronte, nel silenzio bianco di un giorno che se ne va.

Ora dobbiamo tornare, ma non ce la faccio più. Gambe piegate, paonazzo, rimango lì nel nulla, mentre gli amici si allontanano.

“Ti aspettiamo in paese”

Già, ma come faccio a tornare? Allora cammino, nel giorno che diventa buio. Correre proprio non ce la faccio. Maledico il momento in cui ho deciso di uscire, maledico me stesso per essere ridotto così. Ho anche paura della notte, dei contorni che non esistono, dei rumori che non capisco. Comunque torno, gli amici già andati via. Tardi, tardissimo. Torno con la feroce consapevolezza che così non posso continuare, che devo ricominciare a correre. Unica soluzione. E allora, da allora, smetto con le serate, il whisky e tutto il resto…

Prima una volta a settimana, poi due, poi ancora. Riprendo il gusto di esserci, il piacere sottile di una vita diversa. Di respirare a pieni polmoni dopo lo sforzo.

Sono passati 30 anni.

Non ho più smesso di correre.

La storia di Lara, Running Motivator di Bologna

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Correre è silenzio e passione. E’ questo che ho pensato, nel novembre del 1998, dopo aver accettato l’invito di una persona cara alla fine della mia prima vera corsa. Ero a Montréal, temperatura sotto lo zero e sole coi denti freddi. Silenzio fuori, nei boschi, il suono dei pensieri dentro che si affievolisce per poi sparire del tutto. Fatica, gioia, un misto di fango e neve sulle scarpe. Poi lo stupore di scoprirsi in equilibrio in quel silenzio dai muscoli tesi e doloranti.

Sono passati gli anni, una maratona, tante sfide, oggi anche il Triathlon. E quel silenzio torna puntualmente ogni volta che mi alleno, diventa sempre più un mosaico di voci che si fondono e si appiccicano alle suole per farmi andare più forte, o per farmi andare avanti quando i chilometri si fanno sentire nelle gambe.

Poi una grande scoperta, come se avessi trovato il senso del gesto atletico nel racconto e nella condivisione. Un’amica mi ha chiesto di accompagnarla a correre perché da sola non avrebbe mai iniziato e passo dopo passo l’ho seguita in un percorso che era per lei miglioramento della forma fisica e resistenza agli sforzi prolungati, per me un confronto sempre più costruttivo con la mia capacità di motivare gli altri facendo squadra. Per lavoro ho dovuto frequentare corsi sulla “leadership”, sul “team building” e tutte quelle cose lì che vanno tanto di moda. Ho ascoltato, ho provato a mettere in pratica gli insegnamenti ma niente mai come lo sport condiviso mi ha fatto crescere e migliorare, oso dire, come persona.

Ed eccomi qui, curiosa ed eccitata nel vedere nascere un progetto che avrà sicuramente un grande successo, sperando di poter diventare Running Motivator e dare il mio modesto seppur personalissimo contributo. Bologna è una città stupenda per correre, e farlo insieme ad altri è anche un modo per renderle un accorato omaggio.

Sarà un grande dialogo nel silenzio e nella passione della corsa.

Lara

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Come sono diventato un runner, di Giuseppe Tamburino

Avevo 16 anni.

Agosto, ed ero chiuso in collegio a Paderno del Grappa, 10km sopra Bassano.

Il nulla. Un paese di 30 anime e un bar. Il collegio, un parallelepipedo gigante, una pista di atletica, un campo di calcio e una piscina. Ore ed ore, seduto in aula a fare finta di studiare. Rimandato, matematica ed inglese. Liceo scientifico, of course.

Una camera e una porta con l’oblò di vetro per essere controllato.

L’unico modo per non stare in aula era fare sport. E allora mi sono messo a correre, che altro potevo fare? Chilometri e chilometri in pista, sotto il sole. Tutti i giorni.

A volte scappavo dalla recinzione per andare al bar e mettere con 100 lire 3 canzoni: sempre la stessa, “E tu” di Baglioni.

Mi ricordava la fidanzatina a casa che mi aspettava. Giri di pista senza senso, sempre dallo stesso lato. Caldo impossibile. Solo. E comunque era meglio che stare chiuso, almeno c’era l’illusione di essere libero. Non ricordo la fatica, solo la felicità di correre. L’ultima domenica di agosto mi chiedono di partecipare ad una gara. Fuori, 15 km. Qualsiasi cosa pur di “evadere” per qualche ora.

E allora mi ritrovo alla partenza insieme a tanta gente strana. Dopo 500 metri una salita. Mi fermo, chi me lo fa fare? Pochi secondi e poi l’istinto per la competizione mi fa continuare. Forte, sempre più forte. Finisco in un’ora netta, primo di categoria.

Il diploma ce l’ho ancora nascosto fra i ricordi.

Il direttore mi chiede di rimanere per il prossimo anno scolastico. Avrei fatto parte della squadra di atletica.

Proprio no, volevo solo tornare a casa, rivedere gli amici, rivedere lei.

1° di settembre, Torino. Corro da lei e non la trovo, poi arriva, la bacio e dimentico il collegio, la corsa, la solitudine, il juke box e Baglioni.

Giorni dopo la rivedo e piange. Mi racconta di essersi sentita sola e il mio più caro amico l’ha “consolata”.

La vita va così. Forse sarei dovuto rimanere a Paderno.

Non ho corso per i 10 anni successivi.