Running Motivator

Storie di Running Motivated

Queste sono le storie di chi si è fatto motivare da un Running Motivator, le storie di chi ci ha creduto, di chi è uscito dal suo letargo.

I nomi sono nomi di fantasia, alcune sono scritte da Giuseppe, altre direttamente da chi si è sentito così forte da scrivere la propria esperienza…

Godetevele!

FRANCESCA E LA MARATONA

Ho colto l’occasione della squadra per la maratona aziendale (Milano Relay Marathon ndr) per ricominciare a correre. Era da qualche anno che mi sarebbe piaciuto ricominciare ma le bambine piccole, il lavoro, nonché il viaggio (per arrivare al lavoro), hanno molto compromesso ogni tentativo.

Un po’ come succede per chi si mette a dieta, cominciavo di buona lena, ma poi, piano piano, c’era sempre qualche evento che mi impediva di prendere le mie scarpe ed uscire di casa. C’era sempre una buona motivazione per non farlo .E questo mi rendeva molto frustrata.

Eppure sapevo che quella era la mia strada.

ERIKA CORRE

Spesso pensiamo che i nostri limiti vengano dal nostro fisico,

pensiamo “non ci riusciremo mai” – ”Ma figurati io? impossibile, sei matto”

Poi incontri qualcuno che ti racconta una storia dove ci sono persone che raggiungono traguardi inimmaginabili per il corpo, ma possibili per la mente.

La mente, il vero motore che ci permette di fare quelle cose che oggi sembrano irraggiungibili.

AGATA

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Questa è una storia che non avrei voluto raccontare.

La storia di un fiume e dei suoi segreti. Di una donna stupenda che corre sulla sponda triste dove il sole arriva solo in estate.

Agata 30 anni. Mi conosce da sempre.

L’ho vista crescere. Il primo fidanzato, lo zaino, le scritte sul muro, i sogni tra le mani.

Vicini di casa. Corriamo da anni, a fasi alterne. Corriamo lenti, i suoi fianchi grandi. Il desiderio tranquillo di dimagrire un po’, senza fretta.

Corre sempre sullo stesso lato, lo stesso percorso. Agata vive in un piccolo appartamento di foto sulle pareti. La mamma vicino.

Agata mette a posto le cose. Lavora il legno e lo rende felice. Ha un sorriso per tutti, una parola, un tempo dedicato.

Agata corre e aspetta. Le stagioni cambiano. Le scarpe consumate testimoni del tempo, dei chilometri percorsi.

Agata corre e cerca tra le pieghe del fiume.

Aspetta un padre lontano, solo, che nella nebbia di un giorno ha cercato nel fiume una risposta.

FRANCESCA

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Francesca 43 anni, 3 figli, vive una vita incasinata tra lavoro e figli, impegni ravvicinati senza possibilità di incontri: “Oddio devo scappare che Marta deve andare a tennis!!”, “ Oggi proprio non posso perché arriva un cliente”.

Vuole correre, vuole provare almeno una volta a partecipare a una gara. Ce l’abbiamo fatta insieme, dopo 10 ritardi e 10 disdette. Abbiamo corso insieme un gara non competitiva di 7 km. Gli ultimi 300 ha “tirato” come una forsennata, superando uomini baldanzosi. Si è accasciata al traguardo. Felice. Domani si ricomincia. Oggi corre con il marito in allenamento più veloce di lui. Adesso è un po’ più libera.

RICCARDO

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Riccardo, lo conosco da sempre, da quando Francesca lo portava in grembo.

Ora ha quasi 11 anni, parla come un ragazzo di 20. Saggio, preciso, ironico.

Riccardo dovrebbe, deve correre per correggere problemi di tendini e qualche chilo di troppo. E allora eccoci qui, in un sabato di settembre.

Riccardo vestito come un puzzle, con le scarpe di non so quale sport. Naturalmente, non ha voglia. Cammina, vaga per il parco, si ferma. Trova qualsiasi scusa per non fare un passo di corsa. E’ attento a tutti e a tutto, tranne che a me, ai miei vani tentativi di smuoverlo.

Guarda le ragazze passare, ancora vestite d’estate, commenta e chiede conferme. Insieme facciamo una passeggiata con qualche metro di corsa o poco più.

Sono in difficoltà, lo ammetto solo a me stesso. Non so come fare e cosa fare. Ci tengo, a Riccardo e sono amico da una vita con sua madre, non voglio deluderla.

Ci vediamo ancora, con lievi miglioramenti. Trova scuse da grandi: ho mal di testa, sono stanco e stressato, ho un crampo lì e uno qui… Allora cambio strategia, lo sfido. Creo una competizione continua, mi faccio superare per non raggiungerlo. Accetta la sfida e inizia a correre, a dirmi che entro un anno, lui sarà più forte di me, che sono vecchio (è vero!). Io rallento e lui scatta, una, dieci, venti volte. Finiamo stanchi.

Riccardo è paonazzo e sudato, Francesca lo copre amorevolmente chiedendogli – “Cosa è successo?” – Già… cosa?

Corri Riccardo, ogni volta una sfida.

Questa l’hai vinta tu.

SILVANA

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Silvana correva. 15 anni fa. Aveva fatto anche alcune maratone. Me la ricordo al parco.

Bene o male i volti negli anni non si cancellano.

Ora non corre più. Vorrebbe.

La vita fa curve strane, un marito che non è più un marito, una figlia grande. Silvana lavora e galleggia.

Ha mille interessi, cerca di riprendere un’esistenza normale e allora, a cavallo dei 50 anni, decide di andare e vivere da sola, come da ragazza.

Un piccolo appartamento, tutto suo, dove mettere a posto le cose. I sentimenti, la famiglia, tanti mattoni di una casa che non c’è più.

Vuole ricominciare anche a correre. La incontro in un caffè, che è il crocevia di nuove opportunità. L’accompagno, il passo è lento come il fiume che ci segue da vicino. Tanti racconti e una volontà sincera di andare. Ritrova il sorriso e corre nei suoi nuovi progetti.

La consapevolezza che non è tutto finito nell’autunno di un caldo sconosciuto. C’è di nuovo, dopo anni, nello stesso parco. Silvana con nuovi giorni fra le mani. Mi stupisce mentre racconta di aver lasciato il compagno pronto per un nuovo incontro, senza rancore, con dolcezza. Molti dovrebbero ascoltarla, per smussare la rabbia che a volte ruba la ragione.

Silvana ed io corriamo.

Un’altra maratona?

EMMA

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A 20 anni era bella. A 40 bellissima.

Emma riccioli biondi e lo sguardo oltre.

Emma ha visto andare via mamma e papà troppo presto. Sola ha salito i gradini della vita a due a due fermandosi ogni tanto ad aspettare qualcuno che non e mai arrivato.

Ora vuole incominciare a correre. Me lo dice così, semplicemente, dentro un caffè. Ha un passo leggero, la falcata lunga.

Ci conosciamo da tanto. Stiamo correndo insieme solo ora. Sembra corra da sempre. Corre con il sorriso.

Corre con la voglia di raccontare la sua storia ed io di ascoltarla. Niente figli, nessun matrimonio nessun progetto compiuto. Sono passati gli uomini i commercialisti gli avvocati e qualcuno ha lasciato un segno anche sulla pelle. Tutti hanno avuto l’illusione di tenerla stretta. Ma nessuno la mai tenuta. Solo annusata. Corriamo guardando la nebbia sull’acqua.

Corriamo, nella nebbia dei mie pensieri.

Sento un fiato corto. Il mio.

CECILIA

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Cecilia 85 kg.

Due matrimoni, l’ultimo per amore.

Due figli. Una dieta dietro il bancone di una gastronomia.

Una vita impossibile dalle 6 del mattino alle 9 di sera. Vita sregolata: “Non mi siedo mai ne a pranzo ne a cena”.  Vorrebbe camminare, correre un po’. Ha una pausa dalle 15 alle 17, ogni tanto. Finalmente la passo a prendere la prima volta, iniziamo a camminare.

Scopro una dieta speciale: “Mangio semolino dolce spesso e volentieri”.

I clienti che impazzano e la fanno impazzire. Il cuoco che non si presenta e lei che deve fare tutto da sola.

Non molla. Perde 6kg in meno di 2 mesi. Oggi viene a lavorare in bicicletta, continua da sola, ci prova con tutte le forze.

Da ammirare. 7 giorni su 7, senza pausa.

ALBERTO

Botero

 3 matrimoni e 2 figli. Sembra il titolo di un film. Ci eravamo già visti molti anni fa, ma al telefono non conta. Mi chiama per dirmi che dopo tanto tempo è felice di nuovo e vuole cominciare anche ad esserlo del suo corpo. Ci incontriamo per il solito rito delle scarpe da comprare. Quelle che ha sembrano l’ultimo modello di infradito. Usciamo dal negozio di running e cominciamo a correre. Alberto mi racconta dei due matrimoni falliti. Dal secondo 2 figli. Di nuovo abbandonato. Ora sta pensando di sposarsi di nuovo. Con la stessa moglie per la terza volta. Rimango sgranato e penso ad uno scherzo. A quello del destino. Alberto con la donna della sua vita che gli ha dato e gli ha tolto troppe volte. Alberto ora ha un fisico da aiutare. Troppi chili, troppa Germania, troppe birre. Però ha una volontà di ferro. Cammina e poi di colpo accelera come un bambino che ha appena visto un giocattolo nuovo. Mi scappa via e devo inseguirlo. Alberto vuole meno pancia e un po’ più di gambe. Vuole piacere ancora. Mi parla di lei e poi la conosco. Programmiamo insieme una serie di uscite. Ecco. Un’altra storia di corsa e di vita, ad intermittenza come le luci di natale. A lieto fine.

SILVIA

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A 16 anni pesava 35 chili. Anoressica in lotta con il mondo. Con il perbenismo, la vita normale, i compleanni, la scuola e i luoghi comuni. Silvia, quasi 40anni, un marito che è un compagno, un amico. Ha visto la locandina del running motivator e mi chiama. Dubbiosa, incerta”sono pigra, incostante vediamoci prima e ne parliamo”.

Dal bar alla corsa il passo è breve. Silvia ha voglia di dimostrare, a se stessa soprattutto, che ce la può fare. Corre, scherza. E’ ironica. Mi racconta la storia di un amore scappato di corsa. Di ricerche infinite della situazione ideale. Silvia carina e dolce. Corre senza arrendersi alle salite improvvise che le nascondo dietro l’angolo. Mi chiede dell’inverno vicino, delle scarpe che hanno qualche anno e pochi chilometri. Mi chiede cosa indossare e parla delle sue gambe troppo grosse per lei. E non è vero. Come tante donne mette la felpa annodata dietro. Silvia guarda le nostre ombre, ride della sua “una pera a cui manca il picciolo in testa”.

Ormai ha iniziato e non vuole smettere. 2 volte alla settimana, la terza con la famiglia coinvolta anche essa. E’ bello averla conosciuta, e che ce la farà anche contro i fantasmi. E’ bello sapere che non è un difetto essere buoni e stare bene, anzi.

“Dobbiamo provare ad essere felici non fosse altro che per dare L’esempio”

Prevert

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