Running Motivator

Come sono diventato un runner, di Giuseppe Tamburino

Come sono diventato un runner, di Giuseppe Tamburino

Avevo 16 anni.

Agosto, ed ero chiuso in collegio a Paderno del Grappa, 10km sopra Bassano.

Il nulla. Un paese di 30 anime e un bar. Il collegio, un parallelepipedo gigante, una pista di atletica, un campo di calcio e una piscina. Ore ed ore, seduto in aula a fare finta di studiare. Rimandato, matematica ed inglese. Liceo scientifico, of course.

Una camera e una porta con l’oblò di vetro per essere controllato.

L’unico modo per non stare in aula era fare sport. E allora mi sono messo a correre, che altro potevo fare? Chilometri e chilometri in pista, sotto il sole. Tutti i giorni.

A volte scappavo dalla recinzione per andare al bar e mettere con 100 lire 3 canzoni: sempre la stessa, “E tu” di Baglioni.

Mi ricordava la fidanzatina a casa che mi aspettava. Giri di pista senza senso, sempre dallo stesso lato. Caldo impossibile. Solo. E comunque era meglio che stare chiuso, almeno c’era l’illusione di essere libero. Non ricordo la fatica, solo la felicità di correre. L’ultima domenica di agosto mi chiedono di partecipare ad una gara. Fuori, 15 km. Qualsiasi cosa pur di “evadere” per qualche ora.

E allora mi ritrovo alla partenza insieme a tanta gente strana. Dopo 500 metri una salita. Mi fermo, chi me lo fa fare? Pochi secondi e poi l’istinto per la competizione mi fa continuare. Forte, sempre più forte. Finisco in un’ora netta, primo di categoria.

Il diploma ce l’ho ancora nascosto fra i ricordi.

Il direttore mi chiede di rimanere per il prossimo anno scolastico. Avrei fatto parte della squadra di atletica.

Proprio no, volevo solo tornare a casa, rivedere gli amici, rivedere lei.

1° di settembre, Torino. Corro da lei e non la trovo, poi arriva, la bacio e dimentico il collegio, la corsa, la solitudine, il juke box e Baglioni.

Giorni dopo la rivedo e piange. Mi racconta di essersi sentita sola e il mio più caro amico l’ha “consolata”.

La vita va così. Forse sarei dovuto rimanere a Paderno.

Non ho corso per i 10 anni successivi.

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